La parola «Mica» nel dialetto di San Mango sul Calore

Tante parole del dialetto di San Mango sono diverse da quelle di altri meridionali. Altre parole invece sono uguali non solo a parole di altri dialetti, ma anche a forme dell’italiano. Come in italiano, per esempio, anche nel dialetto di San Mango c’è Mica.

In italiano usiamo mica nelle frasi interrogative: mica hai visto i miei occhiali? Oppure nelle frasi negative: Mica te l’ho detto io di fare così. 

Anche in diversi dialetti Mica si trova nelle frasi interrogative e nelle frasi affermative.

A San Mango sul Calore, invece, mica è anche usato nelle frasi affermative. Per esempio: Porta mica taccheri cioè “porta qui qualche ramo per il fuoco”;  ci stanno mica alberi da tagliare cioè “ci sono alcuni alberi da tagliare”; dammi mica taralli cioè “dammi alcuni taralli”. Insomma mica significa “alcuni”, “pochi”, cioè è usato con il valore di aggettivo indefinito, che indica una quantità ridotta di oggeti. La stessa cosa accade anche in altri dialetti dell’Irpinia.

Questo uso di mica nel senso di “alcuni, pochi” si spiega perché MICA in latino significava ‘briciola’, quindi MICA PANIS significava “una briciola di pane”, “un poco di pane”. Da questo antico significato deriva il significato che è rimasto a San Mango e in Irpinia dove appunto mica taccheri significa proprio “un poco di legna”. Vuol dire insomma che in Irpinia si è conservato abbastanza intatto un antico significato latino di mica.

Di questo significato non c’è traccia né in italiano, né per esempio in napoletano: anche per questo motivo possiamo dire che i dialetti, anche i piccoli dialetti, sono come una piccola miniera di storia, utile per scoprire e ritrovare tracce di usi linguistici antichi.

Per un approfondimento:

https://www.academia.edu/36410083/STUDI_DI_GRAMMATICA_ITALIANA_VOLUME_XXXIV

 

 

La Banda piccola di Poppano in un acquerello di Guido Marena

Nelle più importanti occasioni festive, insieme con altre iniziative artistiche e culturali, non mancava mai, nella seconda metà del Novecento, il festoso contributo musicale della «Banda piccola di Poppano», qui fissata in un efficace “ritratto sonoro” nell’acquerello del maestro Guido Marena

La Cavalcata di Sant’Anna. Uso , leggenda e storia

La cavalcata di Sant’Anna, che si svolge l’ultima domenica di luglio, è una festa di antica tradizione di cui si colgono indizi già alla fine del Seicento. In occasione  della festa un corteo di cavalieri, guidato dal Sindaco, dopo aver compiuto tre giri intorno alla chiesetta di San Vincenzo, nella zona detta La Torre, si dirige verso la Chiesa di Sant’Anna, che si trova in territorio di San Mango, nei pressi del torrente Uccello o Uciello. Durante il percorso, i cavalieri lanciano confetti alla folla che si raccoglie lungo il tragitto, in particolare nei dintorni e all’interno della Chiesa di Sant’Anna (databile forse al secolo XIII). Giunti a destinazione, i cavalieri compiono tre giri intorno all’edificio ed entrano in Chiesa a cavallo sostando innanzi all’altare. La festa, di cui oggi si avverte soprattutto il valore religioso, si svolge quest’anno nell’ultima domenica di luglio. Fino ad alcuni anni fa si svolgeva sempre il 26 luglio, giorno di Sant’Anna, patrona delle madri e delle partorienti; ciò forse spiega il lancio dei confetti, che è interpretabile anche come auspicio di fertilità. D’altra parte il corteo guidato dal Sindaco dimostra che la cavalcata ha anche una funzione ufficiale di tipo civile, che in passato doveva essere molto avvertita dalla popolazione.

Secondo una leggenda, la Cavalcata, un tempo detta Tiritàbbola, sarebbe nata in epoca angioina (tra fine Duecento e inizio Quattrocento), dalla devozione di un cavaliere desideroso di ringraziare Sant’Anna per la nascita di un figlio che  desiderava da tempo. Tuttavia la presenza del Sindaco alla testa del corteo fa pensare a una funzione ufficiale e civile della Cavalcata. In una descrizione del Feudo risalente al Seicento (pubblicata da Luigi De Blasi nel 1992) si parla di una Fiera che si svolgeva a Sant’Anna, probabilmente nella zona pianeggiante nei pressi del torrente Uciello e del fiume Calore. In quell’occasione il Sindaco nominava un Mastro giurato che amministrava la giustizia nei giorni della Fiera.

La cavalcata che ancora oggi è guidata dal Sindaco nel pieno delle sue funzioni ufficiali (visto che indossa la fascia tricolore) conserva quindi la traccia evidente di un uso che portava a trasferire presso la Fiera di Sant’Anna l’amministrazione del comune.

Libri su San Mango

Il primo libro su San Mango fu pubblicato cinquant’anni fa. Altre opere  sono state pubblicate in seguito. Ecco un elenco:

Luigi De Blasi, Notizie storiche sul Comune di San Mango sul Calore (Avellino), Napoli, Conte, 1968

Ubaldo Reppucci, S. Mango sul Calore un lembo di terra irpina, a cura della Pro Loco, 1981

Luigi De Blasi, Dizionario dialettale di San Mango sul Calore (Avellino), Potenza, Il salice, 1991

Luigi De Blasi, La terra di San Mango in un “Apprezzo” del XVII secolo, Potenza, Il salice, 1992

Gennaro Passaro, Lo stemma municipale di San Mango sul Calore, in «Civiltà altirpina», 1993, 1

Ubaldo Reppucci, Castel Poppano e la chiesa di Sana Margherita di Scozia, Avellino, 1994

Luigi De Blasi, Un paese sulla collina. Ricordi San Mango sul Calore, Napoli, Dante & Descartes, 1999

Fiorenzo Iannino. Giacobini e Sanfedisti di San Mango sul Calore nella Repubblica Napoletana (1799), San Mango sul Calore, 2000

Ubaldo Reppucci, Ricordi, Avellino, AB Edizioni, 2006

Luigi De Blasi, San Mango sul Calore (Avellino). Il feudo, le chiese, le attività, il linguaggio, Bracigliano, D&P Editori, 2007

Forenzo Iannino, I monumenti storici di San Mango sul Calore. Notizie ed immagini, con foto (originali e selezione d’archivio di Enzo Giannitti), San Mango sul Calore, 2008

Fiorenzo Iannino, La cavalcata di Sant’Anna a San Mango sul Calore espressione autentica del folklore irpino, a cura della Pro Loco Sammanghese, 2011

Turismo e memoria. I Misteri del Venerdì Santo a San Mango sul Calore, Nusco, GAL Irpinia, 2015.

 

 

I LUOGHI E I NOMI

Dopo il terremoto del 23 novembre 1980, che ha determinato una frattura tra il prima e il dopo,  San Mango sul Calore è stato interamente ricostruito dove sorgeva il paese antico. Il livello della collina è stato modificato e i tracciati delle strade non sono più gli stessi, ma i nomi delle strade (da Bassolaterra a via Carbonari) e dei luoghi circostanti (Torre, Cemmeterio, Cecerale, Cupone) raccontano ancora qualcosa di com’era San Mango fino al 1980. La memoria dei luoghi fissata nei nomi permette  di trovare una certa continuità con il paese di prima e con gli antenati che hanno vissuto in questo stesso luogo, conservandolo e modificandolo attraverso i secoli.

I nomi e i segni del passato (la Fontana di Bassolaterra, la Chiesa di San Vincenzo, il Parco della Rimembranza) da un lato sono un invito alla conoscenza storica e alla riflessione,  dall’altro si collegano ai monumenti più antichi dei dintorni: la Chiesa medievale di Sant’Anna, il ponte romano, la Chiesa del Carmine a Carpignano, le poche rovine del Castello della Pietra.

 

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